Perché l’acqua rappresenta il futuro dell’agricoltura sostenibile?

Uno dei fattori indispensabili per la produzione agricola è l’acqua. L’acqua è la discriminante tra la siccità e la fame ed il benessere di intere popolazioni. Per tutti, comunque, anche con ottiche diverse, l’acqua è sinonimo di “vita”: mera sopravvivenza per alcuni, benessere e, talvolta, “spreco”, per altri. Lungi dal colmarsi o appianarsi, questa dicotomia che coinvolge intere popolazioni diventa sempre più netta.

Le previsioni parlano chiaro: nel 2030 metà della popolazione mondiale (principalmente in Africa) non avrà un adeguato accesso all’acqua. Che ruolo ha tale “bisogno” nel comparto agricolo? Stando ai dati della FAO l’agricoltura è il settore che consuma più acqua: nei campi finisce infatti il 73% dei consumi idrici mondiali, pari a circa 2.500 km3 su un totale di circa 9-14mila km3 di risorse idriche accessibili all’uomo.

Nonostante l’agricoltura irrigua abbia sino ad oggi permesso l’incremento della resa necessaria ai Paesi in via di sviluppo per alimentare la propria popolazione – il 20% della Sau mondiale è irrigata e produce il 40% della Plv totale – ci sono segnali di critiche e messa in discussione dei modi e delle quantità di acqua destinate e consumate dal settore primario, pur nella consapevolezza che in futuro, al fine di coprire i fabbisogni alimentari della popolazione mondiale in continuo aumento, gran parte della crescita della produzione agricola giungerà dal suolo irrigato.

In Europa, secondo l’ultimo report dell’Agenzia europea per l’ambiente (Eea), finisce nei campi circa il 24% dell’acqua, tuttavia nelle regioni meridionali (Italia compresa) la media è del 60% con punte fino all’ 80%.
E anche sul fronte comunitario irrigazione fa rima con redditività e valore aggiunto: in Italia e in Spagna, infatti, stando all’Eea, l’agricoltura irrigua genera il 50% della produzione e il 60% del valore complessivo dei prodotti agricoli, rispettivamente dal 21% e dal 14% della Sau.

Malgrado gli indubbi vantaggi portati dall’irrigazione, gli attuali livelli di consumo dell’acqua in agricoltura non saranno tuttavia sostenibili in futuro: il “taglio” richiesto al comparto primario è di almeno il 35%. La sfida, dunque, secondo la FAO sarà produrre di più consumando meno acqua, investendo cioè in un’agricoltura sostenibile. La svolta passa mediante un utilizzo dell’acqua più efficiente, anche attribuendole un costo economico, in proporzione al consumo effettivo. In agricoltura in particolare, la ricetta è in un ventaglio di soluzioni: dalla promozione degli usi plurimi, con il riutilizzo delle acque reflue depurate, al miglioramento dell’efficienza delle tecniche irrigue, dalla cosiddetta agricoltura “deficitaria”, all’utilizzo di varietà resistenti agli stress idrici, alla modifica delle pratiche agronomiche e dei calendari colturali.

Attualmente, al fine di sfamare un uomo sono necessari circa tremila litri d’acqua. Una valutazione puntuale dell’impronta idrica dei vari alimenti è contenuta nel rapporto curato dal Barilla center for food and nutrition, il laboratorio multidisciplinare promosso dal gruppo Barilla. Il confronto del contenuto d’acqua virtuale di alcuni prodotti agricoli in diversi Paesi del mondo esprime differenze notevoli sia comparando i diversi prodotti, sia prendendo in considerazione il luogo di produzione. Numeri che tra l’altro hanno messo sotto accusa la zootecnia e una dieta basata su un elevato consumo di carne.

I prodotti dell’allevamento (carne, uova, latte e derivati) presentano infatti un contenuto di acqua virtuale maggiore in confronto a quelli coltivati, dal momento che gli animali consumano, per numerosi anni prima di essere trasformati in prodotti alimentari, una grande quantità di prodotti coltivati. Il consumo d’acqua può cambiare notevolmente anche da luogo a luogo, a seconda del clima, delle tecniche agricole adottate, della resa dei raccolti, dell’efficienza del metodo irriguo. Per una tonnellata di riso ad esempio, l’Italia consuma 2.506 metri cubi d’acqua, una media inferiore rispetto a quella mondiale (3.419 metri cubi/tonn.) e lo stesso può dirsi per il mais (530 metri cubi/tonn. a fronte di 909 metri cubi di media mondiale).

Tuttavia per il grano, l’acqua necessaria in Italia (2.421 metri cubi/tonn.) è quasi il doppio rispetto alla media mondiale (1.334 metri cubi/tonn.). Allo scopo di consentire anche ai singoli, consapevolmente e responsabilmente, di partecipare alla mitigazione dei problemi globali sopra richiamati, la VALDUCCI ha messo a disposizione mezzi tecnici (tape) con cui, anche a livello aziendale è possibile perseguire e raggiungere gli obiettivi indicati dalla FAO, di un risparmio della risorsa idrica, in un contesto di salvaguardia ed incremento dei redditi degli agricoltori.

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