Gli esperti di geopolitica da alcuni anni predicono che una delle maggiori cause di crisi in un futuro sempre più vicino sarà l’accesso e la disponibilità di acqua: da qui la denominazione di “oro blu” dato alla risorsa idrica. Questo termine rende molto bene l’idea di essenzialità per la vita e lo sviluppo che l’acqua ha per intere popolazioni ed aree geografiche. La maggior parte delle persone, infatti, non si rende realmente conto dei fattori che ne compromettono qualità e quantità.

La scarsità idrica in alcune zone del globo deve far riflettere: è un fenomeno che si verifica già da decenni, complice la pressione operata degli esseri umani, la crescita della popolazione e il conseguente soddisfacimento dei bisogni alimentari, nonché l’industrializzazione e la domanda di beni e servizi connessi all’acqua. Tutti fattori che hanno implicato un aumento vertiginoso della richiesta di oro blu, mettendo in pericolo i delicati equilibri degli ecosistemi naturali.

Con il passare del tempo la situazione sta peggiorando a causa di un maggior inquinamento generale delle risorse idriche e del conseguente aumento della domanda di acqua pulita. A crescere è anche la competizione sugli usi dell’acqua, per cui particolarmente impegnativo sarà soddisfare sia la domanda d’acqua per uso alimentare, sia la domanda per uso domestico e industriale.

Apparentemente sul pianeta terra c’è una grande disposizione di acqua – 1,5 miliardi di km3 complessivi – ma quest’acqua non è distribuita uniformemente e, soprattutto, non tutta quest’acqua è utilizzabile dall’uomo.

La stragrande maggioranza dell’acqua presente sulla terra è salata: solo il 3% è acqua dolce, principalmente contenuta nelle calotte polari e nei ghiacciai (79% circa), o nelle falde sotterranee (20%). Meno dell’1% è l’acqua dolce contenuta in fiumi, laghi, bacini e zone umide e non sempre quest’acqua è utilizzabile, perché troppo costosa o di qualità insufficiente. Inoltre, se si analizza la localizzazione dell’acqua, si scopre che questa è concentrata principalmente in pochi paesi, ovvero il 64% circa di risorse idriche si trova in soli 13 paesi.

La maggior parte delle risorse idriche vengono utilizzate in agricoltura con un prelievo medio globale del 70%, a cui seguono l’industria (22%, in aumento) e l’uso domestico (8%). Già da oggi si iniziano ad intravedere conflitti sulla destinazione delle risorse idriche tra i vari settori economici: inutile sottolineare che l’agricoltura, pur deputata alla produzione di derrate essenziali, è anche il settore più debole nella difesa delle sue esigenze, in merito al fabbisogno idrico.

Solo il ricorso alle nuove tecnologie, finalizzate a una migliore efficienza dei sistemi irrigui, può consentire all’agricoltura di difendere le sue posizioni ed affermare le priorità nell’uso dell’acqua dolce a livello globale. Anche in quest’ottica, la VALDUCCI ha sviluppato e messo a disposizione di agricoltori consapevoli – e per questo proiettati al futuro – mezzi tecnici come il tape VALDUCCI, con i quali perseguire obiettivi virtuosi ed economicamente proficui.

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